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l'AIKIDO, una delle arti marziali più misteriose e complesse...
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                                                                    LA CONSAPEVOLEZZA




  
L'Aikido disciplina psicofisica giapponese, codificata nei primi anni del ’900 dal

fondatore Morihei Ueshiba, racchiude in sé tante arti marziali, infatti possiamo dire che

l'
Aikido, a prescindere dalle sue origini, è sostanzialmente un'arte marziale molto

giovane. É bene precisare che si tratta di arte marziale non sport marziale o lotta

marziale. Infatti la sua caratteristica peculiare sta nel fatto che, non essendoci

competizione, non esistono medaglie o coppe e quindi non vi è alcun tipo di classifica, se

non i gradi ricevuti per capacità e tempo di pratica.

Definisco l'Aikido un'arte marziale poliedrica in quanto costituita da tante

sfaccettature che la rendono unica.

Dal punto di vista didattico la pratica dell’Aikido inizia con l’insegnamento delle

cadute,
ukemi, al fine di evitare possibili traumi. Successivamente si passa

all’apprendimento delle tecniche, che varranno studiate seguendo una specifica

didattica; essa tuttavia non deve essere enfatizzata e pretesa anche dai livelli avanzati.

Pare che tra tecniche base, varianti e varianti delle varianti, secondo il calcolo

approssimativo del M° Tada, esistano circa 2800 tecniche totali. Ma, come dicevo prima,

tutto ciò è solo una infinitesimale parte della nostra disciplina.

Nella pratica dell’Aikido si studia il movimento del nostro corpo e di quello di uke;

si impara a studiare tutto ciò che rende la tecnica possibile, ovvero il movimento del

corpo di
uke nello spazio; si studia l’asse di uke e le sue possibili inclinazioni allo scopo di

far cadere il baricentro fuori dalla base di appoggio; si studia la distribuzione dei pesi sui

piedi di
uke, per far sì che questa non sia mai perfetta, ovvero il peso del corpo non

gravi mai al 50% su ogni piede garantendogli ottimale stabilità; si studiano gli squilibri

che rendono impossibile ad
uke gestire l'equilibrio, destabilizzando in continuazione il

suo corpo; impedendogli di stabilizzarsi, gli si renderà difficile un ulteriore attacco ed egli

sarà vulnerabile alle tecniche di
tori.

Fondamentale è poi studiare come tori debba sempre cercare di trovarsi alle spalle

o al fianco di
uke.

Ulteriore argomento di studio è la comunicazione tattile, ovvero la percezione fisica

durante un contatto, la quale permette di cogliere le direzioni di
uke e la sua forza o

energia; raggiunta questa difficile forma di percezione
tori potrà eseguire qualsiasi

movimento o tecnica con la giusta proporzione tra energia ricevuta e restituita; così

facendo si eviteranno tecniche basate sulla forza e, come spesso accade, strattoni. Se il

compagno di allenamento non si sentirà tirare o spingere diminuirà la sua tensione

muscolare, stato che, oltre a permettere l'esecuzione di una tecnica pulita, lo farà sentire

tranquillo tra le mani di
tori.

La fase di studio successiva riguarda la condizione mentale: una condizione di

tranquillità, caratterizzata da uno sguardo non più da mastino, bensì da uno sguardo

sereno e rilassato, sarà la condizione necessaria affinché il corpo di
tori sia lontano da

tensioni muscolari; così facendo anche il compagno di allenamento, non avvertendo

l'eccessiva rigidità di
tori, sarà rilassato.

Lo studio dell'energia interiore e lo sviluppo del ki spesso non sono condivisi perché

ritenuti legati ad una visione esoterica dell’
Aikido. Al contrario lo studio del ki potrà darci

l'energia per uno spunto di forza in più in determinate situazioni; ci aiuterà nella

concentrazione e nello studio dell'
anjodaza, ovvero la pratica con il vuoto mentale. Un

maestro che pratichi in questa condizione mentale, apparirà distante dalla pratica stessa:

il suo sguardo potrà sembrare distratto, ma, al contrario, i suoi sensi saranno molto vigili

ed avrà una visione più chiara dell'insieme. Questo studio, approfondito dal M° Tada, ha

ricevuto il nome di
kinorenma, termine che letteralmente significa “modellare il ki”.

Tutto questo studio porta inevitabilmente a quella che si definisce consapevolezza.

In psicologia biologica, con il termine “consapevolezza” si intende la percezione cognitiva

di un uomo (o animale) al verificarsi di una certa condizione o evento. La

consapevolezza non implica necessariamente la comprensione.

Il concetto di consapevolezza è relativo. Un uomo può essere parzialmente

consapevole, può essere consapevole a livello subconscio oppure può essere

profondamente consapevole di qualcosa. La consapevolezza si può individuare in uno

stato interno, quale ad esempio una sensazione viscerale, o nella percezione sensoriale

di eventi esterni. La consapevolezza fornisce il materiale "grezzo" a partire dal quale gli

uomini possono sviluppare delle idee soggettive circa la loro esperienza. Il passo

successivo alle idee è arrivare a scoprire la parte inconscia, facendola divenire

integralmente conscia: questa è l'
illuminazione. L'uomo è l'unico animale che possa

raggiungere questo stato, che si configura come il picco più alto di consapevolezza. La

consapevolezza, dunque, è intesa come la condizione mentale che permette il

raggiungimento della coscienza di ciò che si pratica, la sicurezza che ormai l’
Aikido è

parte integrante del nostro DNA.

La consapevolezza di riuscire a realizzare un evento fisico nel compagno di

allenamento credo sia l'elemento essenziale per la riuscita di una tecnica. Il fattore

psicologico, ovvero l'essere convinti, anzi certi, di riuscire a realizzare una tecnica, gioca

un ruolo predominante nell'esito della tecnica stessa. Per usare una metafora, il



praticante giunto a questo livello potrà affermare di non essere più un musicista che

suona il violino: egli sarà violino.


Gianni Martucci

 
 

 03 giugno 2013

 

 

 

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